SPINE
Ferite che chiedono luce
A cura di Aurelio Mustacciuoli
“Le spine pungono, feriscono, ma parlano. Parlano di ciò che non si è voluto vedere. Parlano di bellezza e di trauma, della necessità urgente di una cura che sia prima di tutto uno sguardo.”
Con SPINE, Gabriella Furno ci conduce in un percorso visivo e tattile attraverso la ferita viva della discriminazione — etnica, sessuale, religiosa, economica, sociale, corporea.
Un’esposizione che non è semplice mostra, ma rito collettivo. Una chiamata alla coscienza.
Al centro del progetto espositivo — ospitato negli spazi sospesi di Palazzo Merlo — si erge (o meglio, giace) una testa umana scolpita, grandezza 150 cm, imponente e fragile allo stesso tempo. Bianca, ma con memoria nera. Un volto disteso, dolente, attraversato da silenzi. Circondata da spine metaforiche che sono prigione, ma anche traccia, memoria tattile della violenza subita.
In questo gesto scultoreo potente, l’artista sintetizza la lezione dell’anatomia, appresa tra Carrara, Istanbul e San Pietroburgo, e la trasfigura in un atto di denuncia poetica.
Attorno a questa presenza quasi sacra, ruotano le grandi tele, che ritraggono in chiave pittorica piante di fichi d’India, con palette vibranti e linee dinamiche. Ma non si tratta di botanica.
Le pale carnose e spinose, i frutti rossi e gialli che emergono come ferite o offerte, diventano metafore visive del corpo emarginato: il corpo che resiste, che si autodifende, che reclama luce. Ogni cactus è un corpo umano che danza e soffre, che si ritrae e si espone.
Gabriella Furno, formatasi tra la Beaux-Arts di Parigi e il Repin Institute di San Pietroburgo, intreccia nei suoi lavori materiali e linguaggi, culture e memorie.
La sua pratica artistica nasce da un’eredità familiare segnata dall’esilio e si nutre di esperienze corporee e politiche: dalla scoperta dei movimenti africani in Brasile al confronto con la schiavitù e la memoria islamica a Istanbul.
Da sempre impegnata nelle tematiche dei diritti umani e dell’ecologia, l’artista ci restituisce un mondo in cui la ferita non è solo trauma, ma traccia fertile per una nuova consapevolezza.
SPINE non è solo una denuncia. È un invito al riscatto.
Le sue spine sono anche semi di guarigione, da estrarre insieme, con consapevolezza, attraverso uno sguardo onesto e collettivo. Solo così, sembra dirci l’artista, potremo sperare di ricucire la pelle della storia.
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SPINES
Wounds That Ask for Light
Curated by Aurelio Mustacciuoli
Thorns that prick, that wound, that speak. With Spines, Gabriella Furno invites us into a visual and tactile journey through the pain of discrimination — ethnic, sexual, religious, economic, social, physical — delivered with uncompromising symbolic force.
Her works, especially the monumental paintings and the striking sculpture of a human head, convey a visceral and poetic protest. The prickly pear plants, with their sharp spines, become metaphors of both marginalization and resilience. The human figures, solemn yet fragile, rise from a liminal space between beauty and trauma.
At the heart of the exhibition lies a sculpted head — black, yet white as marble. It’s not just a prison, but a memory of violence. A disturbing, almost sacred presence, it forces us to pause, to witness, to feel. Furno’s spines are not only wounds: they are also seeds of healing. They are exposed, revealed, confronted. Only through a propitiatory dance — a collective ritual of fairness and awareness — may we hope to extract them, and allow the skin, and history, to heal.
Nata a Parigi nel 1986, Gabriella Furno è una scultrice il cui lavoro si sviluppa tra Palermo e Berlino. Diplomata alle Beaux-Arts di Parigi e all’Accademia Repin di San Pietroburgo, trascorre gran parte del suo tempo a Palermo, dove si trova il suo studio principale, all’interno dello storico Palazzo Merlo. Questo spazio rappresenta il cuore del suo processo creativo.
Il percorso artistico di Gabriella è profondamente influenzato dalla storia di esilio della sua famiglia, una narrazione che attraversa le generazioni e lambisce le sponde del Mediterraneo. La sua opera si confronta con una domanda tanto profonda quanto urgente: perché così tante persone perdono la vita nel Mediterraneo cercando di raggiungere l’Europa?
Attraverso la scultura, cerca di offrire una nuova prospettiva su queste vite, sfidando la disumanizzazione a cui sono soggette e invitando chi guarda a riflettere sul valore dell’esistenza umana oggi.
Le sue sculture, spesso di scala monumentale, possiedono una vitalità unica che ci riconnette con energie essenziali. Le sue opere, più grandi della vita, utilizzano geometria, colore e forma per condurre lo spettatore in una nuova dimensione dell’esperienza artistica. Le raffigurazioni realistiche del corpo umano si intrecciano con esplorazioni geometriche astratte, dando vita a un universo vibrante che riflette la complessità dell’esistenza umana.
Il lavoro di Gabriella è anche un dialogo tra passato e presente. Crede che la memoria collettiva e le energie ancestrali si incarnino nelle sue sculture e nei suoi dipinti. Le sue creazioni, realizzate con materiali come argilla, gesso, alluminio, bronzo, tondini di acciaio, cemento e resina, sono una testimonianza delle durature tradizioni della scultura storica, pur spingendosi oltre i confini della pratica artistica contemporanea.
Nel suo processo creativo, parte da modelli reali, traducendo con meticolosa attenzione le loro forme in sculture inizialmente modellate in argilla su strutture di metallo e legno, poi fuse in gesso e infine trasformate in materiali come bronzo o alluminio.
Le sue opere bidimensionali su carta e tela rappresentano un ponte tra seconda e terza dimensione, esplorando la geometria del movimento del corpo con linee dinamiche e colori vivaci.
I dipinti recenti di Gabriella Furno, caratterizzati da una tavolozza vibrante, sintetizzano il movimento di danzatori nello spazio, catturando linee, gravità e dinamiche per costruire un senso di movimento attraverso il colore. La sua arte è un invito a riflettere sulla vita e sull’esperienza umana, offrendo una visione di un mondo più giusto e umano.
— Arnaud Chessayal
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Born in Paris in 1986, Gabriella Furno is a sculptor whose work spans across Palermo and Berlin. A graduate of the Beaux-Arts in Paris and the Repin Academy in St. Petersburg, she spends much of her time in Palermo, where her main studio is located in the historic Palazzo Merlo. This space serves as the heart of her creative process.
Gabriella’s artistic journey is deeply influenced by her family’s history of exile, a narrative that stretches across generations and the shores of the Mediterranean. Her work grapples with the profound question: why do so many individuals perish in the Mediterranean Sea while attempting to reach Europe? Through sculpture, she seeks to offer a new perspective on these individuals, challenging the dehumanization they face and inviting viewers to consider the value of human life today.
Her sculptures, often monumental in scale, possess a unique vitality that reconnects us with essential energies. Her works, larger than life, use geometry, color, and form to invite the viewer into a new dimension of artistic experience. Gabriella’s realistic depictions of the human form are intertwined with abstract geometrical explorations, creating a vibrant universe that reflects the complexities of human existence.
Gabriella’s work is also a dialogue between the past and the present. She believes that our collective memory and ancestral energies are embodied in her sculptures and paintings. Her creations, crafted from materials like clay, plaster, aluminum, bronze, steel rods, concrete, and resin, are a testament to the enduring traditions of historical sculpture, while also pushing the boundaries of modern artistic practice.
In her creative process, she starts with real life models, meticulously translating their forms into sculptures that are initially shaped in clay with a metal and wood structure, then cast in plaster, and finally transformed into materials like bronze or aluminum. Her twodimensional works on canvas and paper serve as a bridge between the second and third dimensions, exploring the geometry of body movements with dynamic lines and vivid colors.
Gabriella Furno’s recent paintings, characterized by a vibrant palette, synthesize the movement of dancers in space, capturing lines, gravity, and dynamics to build a sense of movement through color. Her art is an invitation to reflect on human life and experience, offering a vision of a more just and humane world.
– Arnaud Chessayal